MoniqueNel 1959, un giorno di giugno, mia sorella Monique, assieme a nostra unica cugina Mariette, venivano visitarme nel seminario. Lo scopo della visita era un invito e la necessità di chiedere il permesso, per fare un viaggio al estero, sia in Italia. Monique, giusto maggiore di me, mai ha potuto camminare. Nata con spina bifida, ha trascorso la vita in una carrozzina. Ha avuto lezioni a casa, è stata un' ottima sarta e aveva disposizioni per le relazioni umane e la psicologia tra persone.
Nell'agenzia di viaggi aveva ordinato un viaggio italiano organizzato, cioè tutto incluso: treni, alberghi e pranzi, fino ai biglietti per la barca da Napoli a Capri. Frattempo avevo comprato un piccolo disco (45 g.), con una ventina di frase in italiano. "Dov'è il gabinetto? Mi fa male ... Quanto costa? eccetera. Le tappe: Milano, Foggia, San Giovanni Rotondo, Napoli e Roma.
Quel anno Monique aveva 22 anni. Da solo poteva lanciarsi dalla carrozzina al letto e vice versa. Un giorno si è rotto il femore. Grave certo, ma ha avuto anche un' infezione sulla frattura nella coscia; si trattava d'infezione al osso con una fistola. Era venuto al punto che le fortissime medicine non potevano più guarirla. Capitava con certezza il significato del suo stato.
Il viaggio dunque era un pellegrinaggio a Padre Pio. Il padre, ora San Pio di Pietrelcina, stava male quel mese di luglio 1959. Una visita di Monique presso il padre era impossibile, che lui era a letto, dentro la chiusura del monastero, non accessibile per donne.
Appuntamento fatto, sono stato io a incontrarmi con Padre Pio, spiegando la ragione del viaggio e della visita; con l'aiuto di un frate come traduttore.
Come sto ricordandomi l'incontro da Padre Pio? Ho fatto il messaggero, certo. Ho visto anche gli occhi del padre dirigendosi verso il frate accanto, forse con l'idea:"Ma qual tizio mi hai portato?" Non lo so. In generale, penso, si mette in ginocchio e si bacia il guanto che scopre la piaga, al cui non pensavo io. Ho portato la domanda di mia sorella, sia guarire, sia vivere.
E dopo? La frattura del femore stava guarita dopo qualche settimana o giorno, la fistola si è chiusa. Monique ha vissuto un altro vent'anni. Ed io, dopo un mio pellegrinaggio in Belgio il 6 gennaio 1960 (i Re Magi), sono uscito dal seminario per ritornare a casa. Più tardi mi sono sposato e così via ...
Qualche ricordo nel margine: il duomo di Milano, dove sono salito sul tetto, la galleria, un certo cimitero speciale. Foggia: la fontana davanti alla stazione. L'albergo a San Giovanni Rotondo, dove avevo premuto sul bottone (aiuto) del bagno, senza sapere ovviamente. A San Giovanni Rotondo faceva molto caldo, già la mattina alle sette. Il cantare assai penetrante delle donne nella chiesa, cui mi ha coinvolto un granché. La "Casa Sollievo della Sofferenza" in costruzione. La gente e noi tre sulla collina a sinistra del convento, da dove si poteva vedere Padre Pio, salutando tutti, sventolando (con) un fazzoletto. Comprare e mangiare qualche fico fresco, un frutto mai visto primo. A Napoli, davanti una chiesa, la gente che esce dopo un matrimonio. Capri e Annacapri (?). A Castelgondolfo vedere e ascoltare le parole del papa Giovanni XXIII.
E Monique, durante i vent'anni della sua seconda vita? Andava in giro come gli altri giovani, sempre assieme con una sorella o un'amica. Si è sposata, ha guidato una macchina, ha fatto un viaggio in Italia con quella sua macchina, questa volta con il marito; per visitare e aiutare la nostra sorella minore Yvonne, vivendo in Italia.
A Monique, le piaceva prendere in giro l'uno o l'altro. Le piaceva andare dove si balla. Ci si mettevano a sedere in un angolo e Monique addietro della tavola. Succedeva che fu invitato per ballare, poi gentilmente rifiutava, coll'intendo di imbarazzare o confondere il giovanotto, quando usciva alla fine della sera, in carrozzina!
